HR – “Ha vinto lui” di Claudio Shepard

 

1185588_170378899813209_1192068812_n.jpgSì, ho perso. Sfidare quello sconosciuto a biliardo è stata davvero una pessima idea. E pensare che per un po’ di tempo ero anche convinta di tenerlo in pugno, quel bastardo.

Una notte d’amore contro mille dollari sull’unghia. Una scommessa che non potevo rifiutare, l’ennesimo bellimbusto convinto di potermi mettere KO perchè sono una donna.

“Se vinco sei mia, per una notte” le sue parole. Ora mi rimbalzano in testa come un senso di colpa.

E invece no. Quando l’ultima pallina è entrata in buca ho sentito un calore incontrollabile salirmi fino alle gote, e la gola seccarsi, riarsa come il Sahara. Lui che sorride, con quegli occhi di ghiaccio, denti che luccicano come l’avorio. Lo detesto.

Il locale che ammutolisce, come chi assiste all’ultimo telegiornale prima della fine del mondo. Lui che con quell’aria sardonica mi si piazza di fronte, e senza togliersi dal viso quella faccia da schiaffi mi sfila con irritante gentilezza la stecca dalle mani. La appoggia sul tavolo di velluto verde. Ho quel verde stampato nella memoria come un incubo.

Si apposta alle mie spalle, mentre deglutisco a vuoto. Vorrei acqua fresca. La gola mi brucia.

Trasalisco quando mi appoggia le mani sui fianchi. “A quanto pare ho vinto” dice.

“Riscuoto subito” replica prima di far passare, facendo finta di nulla, la mano sulla curva prepotente delle mie natiche che rigonfia la minigonna di pelle. Ho gambe attraenti e muscolose, che promettono calci nelle palle ai disturbatori, dolcezza agli amanti. Stavolta sono servite al vincitore.

“Io non…” biascico. Qualcuno sorride, forse sono felici di vedermi battuta da un uomo, dopo che ho spillato tanti soldi agli spericolati sfidanti che ho umiliato.

Si avvicina al barista. “Pago il conto” dice. Quello lo lascia fare, non fiata.

Torna da me e mi prende un polso, me lo piega dietro la schiena e, tenendomi abbracciata, mi conduce all’uscita.

Fuori, l’aria fresca mi investe il viso, e lui silenzioso mi conduce alla sua macchina, una berlina.

Mi siedo, sono furiosa. “Molto galante, davvero” commento.

Lui sorride, sprezzante ma misteriosamente gentile: “Ho vinto, prendo solo ciò che è mio.”

Mi porta a casa sua, poco distante. Entriamo in un monolocale essenziale, forse un po’ vuoto. Certamente ci abita da poco, tutto è pulito, ma manca il tocco di una donna qui dentro.

“Sai…” rompe il sile268075.jpgnzio “per un attimo ho pensato che potessi battermi… ma alla fine… hai confermato la mia teoria: deve ancora nascere una femmina in grado di tenermi testa”.

La rabbia mi sale in testa come un proiettile e faccio per tirargli un ceffone. Mi blocca la mano a mezz’aria e mi attira a lui. Mi bacia. Lotto come una forsennata e mi inarco, gli punto le mani sul petto per allontanarlo, lui mi afferra i polsi e me li incrocia dietro la schiena. Mi bacia a fondo. Prende ciò che è suo. Non mi accorgo che mi abbassa la zip della minigonna e con un gesto leggero la fa scivolare lungo le mie cosce muscolose. Resto in mutandine e con il top senza maniche, dinanzi a lui.

“Sei un bastardo” sibilo.

“Sei mia” replica.

Scosta con abilità le mie mutandine e accarezza coi polpastrelli il solco delle mie natiche.

“No…” mi si spezza il respiro e mi aggrappo a lui. Approfitta del mio momento di incertezza e mi solleva repentinamente in braccio. Scalcio, mi porta a letto, risoluto. Si fa largo in me una sensazione nuova, adesso. Una curiosità che non riesco a condannare, a ricacciare.

Mi getta sul letto che mi abbraccia morbido e pulito. Mi divarica le cosce, i muscoli si tendono – certamente adorabili ai suoi occhi – nello spasmodico tentativo di richiuderle. Ma lui prende a baciarle all’interno. Crollo con la testa indietro, battuta.

“Fermati…” dico.

“Ho appena iniziato” replica divertito.

Il mio sesso proprio non mi asseconda ed erutta piacere. Arrossisco imbarazzata mentre lui si spoglia. Non lo guardo. Mi attira verso di lui, seduta sul letto. Mi sfila il top, e resto in reggiseno. Lui lo sgancia con una rapidità che non mi dà il tempo di protestare.

Mi scappa un gemito quando mi cattura un capezzolo in mezzo alle labbra. Mi spinge violentemente sul letto e mi strappa il perizoma. Faccio solo in tempo a urlare “No!”

Mi volta con la pancia sul materasso. Batto i pungi sul letto, stizzita.

“Verme!” urlo. Ma non voglio più che smetta.

Cerco di stringere le natiche, quando lui passa il taglio della mano tra di esse, come a separarle meglio. Le bacia e le mordicchia. Sprofondo con la fronte sul cuscino.

La sua bocca va a cercare il mio sesso, già madido, martoriato dal piacere.

Mi afferra i fianchi e mi solleva, lo lascio fare.

Mi sento riempita da lui, senza alcuna difficoltà.

È tutto lento, tutto improvviso allo stesso tempo.

Ha vinto lui.

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CLAUDIO SHEPARD, PSEUDONIMO DI UN MISTERIOSO “DOMATORE DI FEMMINE”.

Scrive pensieri e pillole erotiche su Facebook, navigatore oscuro e principe del maschilismo politically uncorrect.
Non usa accessori, fruste o manette.
Non vi è niente di meglio della mente per incatenare una donna ribelle.

 

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