“Un piccolo infinito addio” – Intervistando Emily Pigozzi

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Quest’oggi abbiamo il piacere di accogliere un’autrice a cui noi di Blog and the City siamo particolarmente affezionate. Lei è Emily Pigozzi, già nostra ospite in un’intervista di qualche mese fa, in cui abbiamo avuto occasione di conoscerla meglio attraverso le sue numerose pubblicazioni. Ma ciò che ci incuriosisce di più in questo momento è l’ultimo dei suoi romanzi, pubblicato in Self qualche giorno fa, dal titolo “Un piccolo infinito addio”.

Ciao Emily, bentrovata! Dopo una serie di romanzi editi da prestigiose case editrici, ti vediamo avventurarti nel mondo del self. In quanto tempo hai maturato questa decisione e quali sono le motivazioni che ti hanno spinta a farlo?

Ciao ragazze, è un piacere essere di nuovo qui in vostra compagnia! Allora, lasciatemi dire che il self publishing mi tentava davvero da un sacco di tempo, tanto che questo romanzo era già pronto da diversi mesi, ed è stato momentaneamente accantonato solo per dar spazio ai tempi delle case editrici. Il self mi ha sempre incuriosita, vista la possibilità che regala di mettersi alla prova a tutto tondo, oltretutto mi è stato consigliato da autrici che stimo molto, e volevo farmi un’opinione personale riguardo a questo fenomeno che ha rivoluzionato il mondo dell’editoria. Questo romanzo non è stato mai proposto a case editrici, proprio perché desideravo mettermi alla prova con una nuova sfida, e devo dire che in questi primi giorni dall’uscita sono più che mai elettrica ed emozionata per questa nuova avventura!

Parliamo di “Un piccolo infinito addio”. Come nasce il romanzo, a chi si rivolge e in quanto tempo lo hai scritto?

Questa storia ha avuto una gestazione piuttosto lunga. Nasce da una storia che avevo in mente da moltissimo, inizialmente parte di un romanzo corale e ambientata negli anni ottanta. Siccome continuava a frullarmi in testa, ho deciso di regalare a Cesare, Lara e Susanna un romanzo tutto loro. Ed è stata una faticaccia! Ho scritto la prima stesura in poco più di un mese, ma successivamente ho deciso di stravolgerlo, e in pratica l’ho riscritto da capo decidendo di dare voce ai tre protagonisti principali, e conservando l’idea iniziale dei due piani temporali che si intersecano. Mi ha fatta lavorare, insomma, e riempita di dubbi, come sempre avviene. Per fortuna sono stata supportata da ottime beta reader, editor e amiche che mi hanno sostenuta lungo tutto il percorso creativo, fino alla pubblicazione. Come sempre mi rivolgo a chi ama le storie d’amore, a chi vuole emozionarsi, lasciarsi andare e sognare, e perché no, anche riflettere! Per me il regalo più bello è offrire a qualcuno il piacere distensivo della lettura, magari dopo una giornata difficile.

Qual è il sentimento che predomina l’intera opera?

Sicuramente il ricordo: prima inteso come rimpianto, quasi come ossessione. Avete presente quelle domande che tutti ci facciamo, stile “E se avessi fatto scelte diverse?” “E se quella cosa non fosse accaduta?”

Poi, lentamente, sono l’amore, il perdono e la felicità a inserirsi nelle pieghe della storia e nei cuori dei protagonisti, insieme alla voglia di vivere, lasciando spazio solo alla parte buona e felice dei ricordi del passato. Quelli che servono per definire chi siamo e che ci regalano un sorriso sincero, magari fra le lacrime.

Un piccolo infinito addio”, come hai scelto il titolo?

I miei titoli nascono sempre durante la stesura: me li ispira un’emozione propria dei protagonisti, una loro frase, un loro pensiero. Mi piace giocare con i dettagli, anche se naturalmente sto sempre attenta che non esista qualcosa di troppo simile! “Un piccolo infinito addio” per me e in questa storia è qualcosa che diciamo a qualcuno da cui non vogliamo staccarci, come se lo salutassimo in ogni cosa che facciamo, senza lasciarlo andare mai. Un qualcosa di intimo, profondo e struggente. Ecco, ora mi commuovo!

Una domanda scontata ma mai banale, essendo l’autore il primo conoscitore dei punti di forza dei suoi romanzi. Perché leggere “Un piccolo infinito addio”?

Emily100.jpgPerché è una storia reale, vera, che si rivolge al lettore senza filtri, come un fiume in piena. Scherzi a parte, questa è una domanda che mi mette sempre un po’ in crisi: perché fra tanti bei romanzi un lettore dovrebbe scegliere proprio il mio? Mi piace pensare che un qualcosa, una frase, un frammento della storia, possano arrivare dal mio cuore a quello di qualcuno disposto ad ascoltarla. Le nostre storie vivono e volano grazie ai lettori, è un grande regalo che ci fanno quando decidono di darci fiducia, e mi piace ricordarlo sempre.

Vuoi presentarci i personaggi principali? Chi, fra di loro, ti somiglia di più?

I protagonisti principali sono tre: come dicevo, si tratta di una storia a tre voci: Cesare, il protagonista maschile, che conosciamo giovane, “eroico e poetico, come solo gli adolescenti sanno essere” così come lo si definisce nel romanzo. Ragazzo di periferia, invischiato in cattive compagnie, si ritrova come un novello Romeo a innamorarsi di una ragazza di buona famiglia, la dolce e bella Susanna. Questo amore finirà tragicamente, e ritroveremo Cesare dopo vent’anni, uomo adulto, dopo una vita errabonda e piena di rimpianti, finalmente di ritorno nella sua città natale. E qui conosceremo anche Lara: non era che una bambina quando sua sorella sfrecciava via sulla potente moto di Cesare, ed è cresciuta nell’odio verso di lui, a causa della morte di sua sorella e della fine della sua famiglia. Ora è una giovane donna fin troppo seria, che ha preso su di sé persino il sogno di Susanna, diventare medico, e non ha mai permesso a nessuno di avvicinarla. Ma sarà proprio Cesare ad aprire un varco nel suo cuore. La terza voce è proprio quella di Susanna: una sedicenne piena di sogni, rapita dall’incanto del primo amore. Tre voci diverse, forti, che si uniscono in un racconto corale. Chi fra loro mi somiglia? Forse nessuno: mi piace molto sognare di essere qualcuno di diverso quando scrivo, costruire ricordi, manie, vite e sogni, giocare con sentimenti e gesti che non mi appartengono. Però sono molto legata a Lara, così ferita e spaventata dall’amore, persa nei suoi ricordi di bambina, che finalmente trova la strada per brillare e per crescere davvero. Mi fa molta tenerezza.

Scrivere è come vivere vite parallele. Si gioisce e si soffre insieme ai personaggi, in una sorta di simbiosi che sublima nel finale, quando ci si congeda, consegnandoli e consegnandoci, ognuno al proprio destino. Quali emozioni hai provato scrivendo questo ultimo romanzo e, in particolare, ti sei subito sentita pronta a lasciarlo andare?

È proprio così! La parte che preferisco, quando scrivo, è proprio la rifinitura di un testo: downloadaggiungere piccoli dettagli, frasi, cercare la parola perfetta… questo romanzo mi ha emozionata perché credo molto nel nostro legame con il passato, che è sempre artefice di ciò che siamo. I due piani temporali sono vicini a ciò che provo io, quando sento il passato e il mio vissuto vicini e parte del quotidiano, ogni giorno. Questo romanzo, a differenza di altri, è rimasto nel cassetto a lungo, proprio perché non è stato facile lasciarlo andare. Ancora quando l’ho pubblicato, qualche giorno fa, mi sono chiesta se lo stessi facendo veramente!

A pochi giorni dalla pubblicazione di “Un piccolo infinito addio”, te la sentiresti di fare un bilancio e, cosa ti aspetti in futuro?

I bilanci mi mettono sempre molta ansia! Tendo a farli ma a dimenticarmene subito dopo. Ho scelto un prezzo lancio per “Un piccolo infinito addio”, sperando che arrivi a tante persone che, chissà, possano trovarsi incuriosite anche dalle mie altre storie. Per il resto, preferisco aspettare un po’, o meglio, non aspettarmi niente di particolare. Per il futuro non saprei, perché la scrittura, che è sempre stata dentro di me e parte importante del mio cuore, negli ultimi anni ha preso sempre più spazio nella mia vita! Di particolare non mi aspetto nulla, ma se arriverà qualche traguardo sarà bellissimo, come è stato bello arrivare fino a qui, nel mio piccolo, e alla pubblicazione con Rizzoli. Di sicuro mi piacerebbe crescere come autrice, migliorare il mio stile: è come se fossi ancora alla ricerca “della storia”, quella della vita, ma anche di una mia voce più matura come autrice. Forse non la troverò mai, perché come molte persone mi piace pormi delle sfide e tendo sempre al livello successivo. Ma è bello cercarla…

E se fra qualche settimana una casa editrice ti proponesse di acquisire i diritti di “Un piccolo infinito addio”, come reagiresti?

Non credo che succederà a me, onestamente! Lo vedo capitare, ma dico sempre che io non sarò fra queste, anche perché ci sono autrici bravissime che hanno molto seguito e quindi prima vengono di sicuro loro. Ho conservato questo romanzo apposta per il self, e non ho scelto questa strada per mancanza di proposte, quindi sono felice della strada che ha intrapreso. Comunque di sicuro mi sentirei lusingata, e se per assurdo accadesse esaminerei con cura il contratto e la proposta, senza decidere su due piedi: dipenderebbe soprattutto dalla casa editrice e dalla distribuzione, ancor più che dal lato economico. Sono una romantica, anche se nella vita a volte lo nascondo bene!

Ci regali un piccolo estratto dell’opera?

Con molto piacere…

Qui, nel nido dove sono cresciuto, sento la forza di questo desiderio, e capisco che siamo pronti: nulla può fermare la forza del primo amore. Mi sbagliavo, perché in realtà è la prima volta per entrambi, anche per me: la prima volta dove amo la ragazza che sta per donarmi tutto di sé. Allora la stringo forte, poi la sollevo tra le braccia, leggera come un pettirosso. Lei appoggia la spalla sul mio petto, guardandomi colma di aspettativa. Lievi, come in un sogno, attraversiamo il corridoio fino alla mia stanza: la finestra è spalancata sul cielo uggioso di tarda sera, sul temporale che si allontana rumoreggiando. La appoggio sul letto, delicatamente: le labbra di lei rispondono ai miei baci, si fanno strada sul mio viso, affondano nei capelli ancora umidi di pioggia.

Le sfilo piano la maglietta, guardandola schiudersi come un fiore fuori dai fuseaux e dalla biancheria rosa pallido, come un bocciolo.

«Tu… allora… vuoi..?» ho la forza di domandarle, esitante.

«Sì, amore»

Insieme siamo musica, nel temporale, nella notte, in questa stanza.

In vita mia, non ho mai visto nulla che somigli a lei.

Emily non ci resta che farti un grosso in bocca al lupo per questo nuovo romanzo che, siamo certe, raccoglierà i consensi che merita. Ci rivediamo qui fra qualche mese, in attesa di nuove sorprese letterarie.

Crepi il lupo, anzi, viva il lupo! E grazie a voi ragazze per questa bella chiacchierata. A presto!

Compra qui “Un piccolo infinito addio”

Intervista a cura di Maddalena Costa

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