Intervista: “Scrivo, leggo, sogno” – a tu per tu con Argeta Brozi

1463250_1074455585921274_3370995219839615428_nBlog and the City ospita Argeta Brozi, celebre autrice italiana e direttore editoriale della Butterfy Edizioni. Una donna dalle mille risorse, che è riuscita a diventare un solido punto di riferimento per decine di scrittrici e valido esempio per l’imprenditoria femminile.

Ciao Argeta! Il mio è un benvenuto caloroso, condito da una buona dose di genuino entusiasmo. Quindi, rompo gli indugi e parto con la prima domanda 🙂 La tua ricca biografia racconta di una bimba che, all’età di otto anni, spinta dall’amore per la lettura, si avvicina al mondo della scrittura. Il tuo debutto come scrittrice risale a quando, ancora quindicenne, decidi di pubblicare sotto pseudonimo. Come hai vissuto quel momento e cosa ti aspettavi di ottenere?

Ciao, Maddalena e a tutti i lettori di Blog and the city! Sono molto contenta di essere vostra ospite, quindi l’entusiasmo è anche mio! Mia madre è una grande lettrice, è stata lei a farmi scoprire il piacere per la lettura. A scuola i ragazzi sono costretti a leggere libri scelti da altri, che – anche se belli – solo per il fatto che vengono scelti dagli insegnanti, risultano noiosi… Quando mia madre mi disse “Scegli il libro che ti piace di più”, mi si è aperto un mondo! Da allora non ho più smesso. A 9 anni decisi che da grande sarei diventata una scrittrice, puoi immaginare l’espressione dei miei quando lo rivelai… diciamo che non solo non erano troppo entusiasti di questa scelta, ma pensavano che fosse un sogno passeggero. Capii subito che non mi prendevano sul serio, quindi con sfida e decisione rincarai la dose con un: “Dico sul serio e ve lo dimostrerò!” E… beh, eccomi qui! Il mio primo lancio nell’editoria fu su TOP GIRL dove pubblicai sotto pseudonimo una poesia d’amore. Decisi lo pseudonimo perché mi vergognavo a dire che “scrivevo”, non solo ero molto timida, ma anche insicura di me stessa! Allora non andava di moda scrivere e quindi tutti ti guardavano con scetticismo… poi a 17 anni vinsi un concorso letterario che mi diede la possibilità di pubblicare il mio primo libro e fui costretta a dirlo ai miei, perché ero minorenne e per ritirare il premio serviva anche la firma dei genitori. Come reagirono? Mi dissero come mai non l’avessi svelato da subito, perché erano orgogliosi di me! Cosa speravo di ottenere? Esattamente ciò che ho ottenuto.

A diciassette anni, togli la maschera e decidi di pubblicare utilizzando il tuo vero nome. Cosa cambia in Argeta, ancora poco più che adolescente?

Fosse stato per me avrei continuato a pubblicare sotto pseudonimo, ma si trattava di un concorso letterario e occorrevano i dati reali… Non pensavo di vincere, innanzitutto perché era il primissimo concorso a cui partecipavo e poi perché non mi ritenevo ancora all’altezza (la mia insicurezza me la sono portata indietro per anni…). Era un premio allora molto ambito, dove in media partecipavano 1500-2000 autori e non pensavo di arrivare neppure tra i finalisti. Quando ho ricevuto la lettera di invito alla premiazione, credo di averla letta dieci volte! Non ci potevo credere ma era tutto vero. È stata la prima volta in cui ho pensato che in fondo potevo farcela anch’io, che in fondo ero stata in grado di scrivere qualcosa capace di emozionare, quindi ero sulla buona strada. Mi ricordo che alla premiazione mi invitarono ad alzarmi e a parlare al pubblico, ero la più giovane tra i premiati. Timidissima, con le telecamere puntate, oltre 100 persone che mi guardavano, subito non volevo neppure alzarmi dalla sedia! Poi, spinta anche dai miei, l’ho fatto e con le mani che tremavano tenendo il microfono, la voce che anch’essa tremava, non so come ho trovato delle belle parole da dire e ho ricevuto un applauso così lungo che mi sono sentita come se avessi vinto l’oscar ahahaha 😀 È stato un bellissimo momento, quel concorso mi ha cambiata.

14462974_1259836497383181_7336670331008632962_nGli anni a seguire sanciscono il tuo talento, fioccano pubblicazioni, premi e riconoscimenti letterari. “Tentazioni”, edito dalla Newton Compton, segna il tuo ingresso nel mondo dei colossi dell’editoria e scala le classifiche vendendo migliaia di copie. Finalmente, arrivi al grande pubblico. Te lo spettavi? E come hai gestito l’improvvisa notorietà?

Dentro di me ho sempre saputo che sarei arrivata da qualche parte, non so se con la grande editoria o meno, ma di sicuro nella maggior parte delle librerie. Ma alla domanda “te lo aspettavi?”, rispondo con “non proprio e non adesso”. Ero convinta che sarebbe accaduto, ma forse tra qualche anno, non così presto. Ho sempre creduto tantissimo nel romanzo “Tentazioni” e avevo suscitato l’interesse di diversi editori, tra cui uno grande (ndr. Non l’editore che mi ha pubblicato) che però mi disse di aspettare un paio di anni prima di riproporlo, perché in quel momento non andava molto il genere. A pensarci, in effetti, quegli anni sono trascorsi comunque prima di passare alla grande editoria… ma nel frattempo ho avuto la possibilità di farlo conoscere ai lettori per conto mio e questo passaggio è stato fondamentale per rendere Tentazioni il libro che è oggi. In realtà, nell’ambiente editoriale ero già conosciuta da diversi anni, di certo sono aumentati i lettori, ma nella mia vita non è cambiato poi molto. Forse sono cambiata io! Grazie ai social non è più come prima, ora si può avere un contatto diretto con i lettori e questo a mio parere è bellissimo.

downloadNel 2011 fondi la Butterfy Edizioni. A distanza di sei anni, qual è il tuo bilancio?

In una parola sola? Sono orgogliosa. Ok, ho barato… sono due parole! 😉 È stata la scelta più pazza, più assurda, più entusiasmante e più bella della mia vita. Ma sono una che pretende molto da se stessa e quindi si può sempre migliorare!

Qual è stato il momento più brutto e quello più bello di questa esperienza?

Uh… ci sono stati diversi momenti brutti e diversi belli… il più brutto è stato quando a causa di alcuni problemi/impegni familiari e una caduta con conseguente trauma cranico mi hanno mandata k.o. per qualche mese… è stato un momento in cui non vedevo via d’uscita e volevo mollare tutto, anche perché ero molto stanca sia mentalmente che fisicamente e in quel periodo anche il mio lavoro aveva subito uno stop. Nel momento più critico, però, ho deciso di non mollare, mi sono rimboccata le maniche (non appena ho avuto le forze per farlo, visto che sono stata costretta a letto per un bel po’ e con ritmi più rallentati!) e sono andata avanti. Ecco, questo è stato il momento più bello: quando sono andata avanti, decisa a non rinunciare a un sogno per cui avevo lavorato tanto, a cui credevo ancora tanto e per cui avrei lottato con tutte le mie forze (anche quelle che mi erano venute a mancare!).

Concorrenza leale o sleale?

Questa domanda merita un’intervista a parte! 😀 Credo nella concorrenza leale, ma la vedo molto raramente…

Immagino che, per un editore, l’essere anche autore sia un valore aggiunto. Ti permette di entrare in empatia con gli scrittori, di comprendere a pieno ansie e aspettative. Quando, invece, questo diventa un limite?

Diventa un limite quando non si ha più tempo per scrivere! Sono principalmente un editore e questo lavoro porta via la maggior parte del tempo. Sono una scrittrice dalle mille idee, per paura che restino nel cassetto per mancanza di tempo, ho iniziato a regalare trame ai miei autori.

Per il resto non è affatto un limite: so cosa cerca un autore, ho visto come lavorano molti altri editori, anch’io ho lavorato per diversi di essi e cerco di essere l’editore che io stessa vorrei.

Cosa cerchi in un autore?

Umiltà, serietà, professionalità. Bisogna credere nella propria opera ed essere sicuri di aver dato il massimo, ma al contempo bisogna essere obiettivi sui propri scritti.

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Cosa offri, invece, come editore?

Offro tanto e pretendo lo stesso. Seguo gli autori veramente e non “tanto per dire”, ma credo nella collaborazione e nel lavoro di squadra. In due è più facile, no?

Facciamo un’ipotesi. Partendo dal presupposto che, a prescindere dalla qualità del testo, ci sono libri più o meno commerciabili, immagina di ricevere un ottimo manoscritto, ma con poche possibilità di diventare un Bestseller. Come ti comporti?

Se il romanzo mi ha emozionato, lo pubblico lo stesso. Non è un’ipotesi, l’ho già fatto con diversi libri di nicchia. Come previsto e come avevo già anticipato agli autori, non sarebbero diventati dei bestseller, ma ho deciso di pubblicarli ugualmente perché avevano colpito me e io sono la prima lettrice che un autore deve convincere.

 Testo n°1 – Trama poco originale – scrittura buona – commerciabilità alta.

 Testo n°2 – Trama originale – scrittura ottima – commercialità bassa.

 Quale scegli?

Perché scegliere quando potrei pubblicare entrambi? 😉

La scrittura si può migliorare, la commercialità – nei casi che hai esposto – si può creare. Non mi pongo limiti e seguo il mio istinto.

Non so se hai avuto già modo di dare una sbirciatina sul nostro blog. Abbiamo messo in atto una sorta di rivoluzione del sistema affidando le recensioni a “semplici” lettori (non scrittori, critici o addetti ai lavori), e proponendo agli autori e alle case editrici la possibilità di sottoporre il manoscritto alla valutazione in forma anonima. Il recensore, in questo caso, potrebbe ritrovarsi a leggere, e quindi a esprimere il proprio giudizio, su di un testo di cui non conosce né titolo, né nome autore, tantomeno editore. Cosa ne pensi?

La trovo un’ottima scelta. Faccio lo stesso col comitato di lettura: manoscritti inviati in forma anonima, così il giudizio si basa solo su ciò che uno legge e non sul nome di chi l’ha scritto o il marchio editoriale. Ma non sono d’accordo sull’affermazione “semplici lettori”, i lettori tutto sono, meno che semplici, preferisco usare un altro termine: straordinari. Sono loro che scelgono quali libri faranno successo e quali no, loro a cambiare di volta in volta il mercato. Non trovi che tutto ciò abbia un certo fascino? Persino gli editori fanno una selezione parziale ai manoscritti, perché alla fine è il lettore a decidere quale libro premiare.

download-2Argeta donna, imprenditrice e autrice, quali progetti per il futuro?

Tanti, tantissimi, troppi! A breve la Butterfly Edizioni si lancerà nel mercato estero, con i primi libri pubblicati in lingua inglese. C’è in “cantiere” anche il progetto di un film tratto da un nostro libro. Ho finito il seguito di Tentazioni e un altro romanzo scritto a quattro mani con un’altra autrice. Ho diversi romanzi in stesura e altri programmati… nel 2017 verranno pubblicati oltre 20 titoli per la Butterfly Edizioni. Può bastare per iniziare? 🙂

L’intervista, con mio grande dispiacere, termina qui. Ti ringrazio infinitamente 🙂 Mi auguro di poterti avere ancora a Blog and the City per chiacchierare nuovamente di libri, di te, e della Butterfly Edizioni!

È stato un piacere e grazie per aver pazientato così a lungo questa mia intervista! Infine ce l’abbiamo fatta!

Intervista a cura di Maddalena Costa

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