Recensione: “Aibofobia” – Mariachiara Moscoloni

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Trama:

Raffaele Amaldi è un tranquillo libraio che un giorno viene accusato di aver commesso un orribile omicidio, consumato all’interno di un convento. A suo dire, però, è solamente colpevole di essersi addormentato in macchina – nei pressi della scena del crimine – poco prima che agisse il killer. A prendere le sue difese ci saranno Alfonso Galilei, avvocato col pallino dell’investigazione, e la sua segretaria Agata, introversa ragazza dal passato burrascoso. Nel momento in cui un secondo cadavere viene rinvenuto in un altro luogo sacro, le indagini prendono una piega ancora più inquietante…

Recensione di Filomeno Cafagna  – Presidente Associazione Culturale Libera i Libri

Sarà perché conosco l’abazia di Valvisciolo o perché ho dedicato “qualche ora” della mia vita allo studio dei templari e delle loro vicende che, durante la lettura di Aibofobia ho vissuto più di qualche flash back, tanto da dovermi sincerare di non aver mai letto e\o vissuto ciò che ho letto in queste ore. Il cappello introduttivo potrebbe indurre a pensare che il lavoro di Mariachiara Moscoloni sia candidato ad un bel cinque, ma purtroppo cosi non è. Se da un lato ho trovato originale ed intrigante l’elemento palindromo, che fosse il nome, data di morte o altro ad accomunare le vittime, ho trovato molto lento e stentato l’evolversi degli eventi, a prescindere dall’ordine temporale dettato dall’autrice. A rendere ai miei occhi poco accattivante il racconto ci sono, sparsi nel romanzo, alcuni lemmi ove il loro utilizzo sembra forzato in modo tale da voler costringere il lettore a prendere atto dell’esistenza di tali termini più che mostrare, con fluidità di linguaggio, la conoscenza e padronanza di dette parole. Pare altresì che, con la tacita giustificazione della “licenza poetica” si vogliano “nascondere” errori lessicali ed il tentativo di “piegare” le parole a proprio piacimento solo perchè in un preciso contesto si è affascinati dal loro suono. Un esempio per tutti è dato dalla dizione la luce tersa del tramonto, utilizzata a pag. 41 riga 22. Che significa? Io se penso alla luce del tramonto immagino le varie tonalità di colori che il sole lascia inabissandosi nel mare o dietro qualsiasi ostacolo, e le varie tonalità scure che anticipano il buio, pertanto… Come si fa a definire “pulita” la luce del tramonto? L’autrice per dare una sorta di valore aggiunto all’elemento palindromo, introduce nel romanzo un “pizzico” di esoterismo, attraverso la menzione del sator dei templari nell’abazia del Valviscicolo, la quale non è degna di nota solo per la presenza del sator nel suo chiostro, ma anche per altri elementi esoterici (vedi un particolare del rosone) che, se pur non attinenti alla palindromia, meritavano d’essere menzionati per completezza d’informazione. Per quanto concerne infine l’ordine del tempio, la scrittrice afferma a Pag. 105 righe 12 – 15 quanto segue:”alchimia scienza attraverso la quale i templari attuavano il processo di trasformazione della propria natura spirituale” Non volendomi fidare unicamente delle mie conoscenze, ho chiesto numi al mio amico Vito Ricci esperto del settore nonché autore di testi e saggi sull’argomento, ed è emerso che tale affermazione non è avvalorata da riferimenti storici. Le correnti energetiche a cui si fa menzione dovrebbero essere le linee di Lenz. Una di queste, già nota ai cavalieri di Cristo, è quella che congiunge l’isola di mont Michel con la grotta sul Gargano di S. Michele e la città d’Istanbul. Si narra che la ricerca di queste linee e percorsi micaelici indussero il popolo normanno a scendere in Italia per giungere sino in Puglia. Per concludere, non posso esimermi dal sottolineare tre periodi del romanzo Aibofobia della Moscoloni. Il primo a Pag. 31 righe 18-20 Eva accettò di cogliere il frutto convinta che Adamo fosse affamato ed eccessivamente magrolino. Che spettacolo!!! Se dovessi trovare io un espediente per salvare Eva insinuando una condizione plausibile e difficilmente dimostrabile come quella descritta dall’autrice, non ci sarei riuscito nemmeno dopo 100 anni. Questo però denota un’altra verità di cui anch’io pago dazio. Una donna non ammetterà mai di aver sbagliato a maggior ragione se, per amore/accondiscendenza del suo interlocutore, questi al suo primo errore ha fatto finta di non vedere. Ciò darà in lei la possibilità di reiterare l’errore nella CERTEZZA di essere nel giusto, mentre chi ha già subito la prima volta avrà la CONSAPEVOLEZZA di non avere più margini di cambiamento, in quanto si fa prima a dargliela vinta. La conferma di quanto appena detto ci viene dai pensieri di Alfonso a pag. 44 righe da 24 a 28 quando ci racconta del tradimento della moglie di Raffaele. Il secondo a Pag.67 riga 5 L’Italia non è un paese di lettori e probabilmente non è un paese; nonostante il probabilmente, personalmente ritengo una CERTEZZA anche la seconda affermazione. La storia per quanto nascosta ci dimostra che l’Italia dal 1861 non è mai stata una e con i trascorsi economici degli ultimi anni è lecito pensare che non lo sarà mai più. Se ritenete la mia visione pessimistica dimostratemi il contrario. Il terzo a Pag. 130 righe 12 – 17 La vera morte è l’oblio, mentre la mia mente corre ai sepolcri foscoliani non posso fare a meno di pensare che quello affrontato in queste righe è uno dei più grandi temi con cui l’uomo a prescindere dalla sua religione, si confronta scatenando grandi dibattiti che non è il caso di riprendere.

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