Recensione: “Dove scorre il male” – Fabio Mundadori

cover def72.jpgTrama:

Dieci anni fa.

In una notte d’estate, un intero quartiere viene spazzato via.

Oggi.

In una piovosa mattina d’autunno due writer vengono giustiziati alle porte della capitale.

Due eventi parte di un enigma che solo il commissario Sammarchi è in grado di risolvere.

Sempre se riuscirà a sopravvivere.

Recensione di Filomeno Cafagna:

Sono li, proprio quando la catena che ti pende dalla tasca rotola sotto il piede destro, incrocia ginocchi e caviglie in una spira che ti trascina nel fango.”
Personalmente ritengo che il miglior premio per uno scrittore sia quello che dal suo scritto si tragga un film, ma immaginare una scena da quanto sopra riportato risulta arduo. Che tipo di catena sta uscendo dalla tasca? Che traiettoria prende per incrociare i ginocchi e non le ginocchia? Non sarebbe stato meglio farne incrociare solo uno di ginocchia?
Per fortuna io non sono un regista e tanto meno uno sceneggiatore, per cui il mio rimane un semplice punto di vista.
Superato questo piccolo scoglio di appena tre righe, la storia si sviluppa su vari fronti come un hydra intorno ad una tematica che, a cominciare dalla Roma antica sino ai giorni nostri, ha attirato sempre le attenzioni di gente poco raccomandabile, vogliosa di procurarsi “denaro facile” attraverso la cementificazione.
Al centro della vicenda la distruzione di un intero quartiere per poter costruire un nuovo centro residenziale. Frequenti salti temporali impegnano il lettore ad uno sforzo mnemonico sui particolari per seguire l’intera vicenda, senza aspettare che l’autore imbocchi con il cucchiaino la soluzione del caso, la quale, ad ogni modo, per quanto il lettore possa impegnarsi, non riuscirà mai a centrare il bersaglio, perché con questo scritto il Mundadori decide che nell’eterna lotta tra bene e male, lo scontro da lui descritto debba concludersi con una plastica vittoria di Pirro per il bene.
4,5 su 5 è il voto per la storia noir che si dipana nel romanzo “Dove scorre il male” di Fabio Mundadori, che per me diventa di secondo piano nel momento in cui, leggendo il capitolo IX Mediterranea, m’imbatto nella proposta di risoluzione del problema dell’immigrazione. L’idea è quella di realizzare in acque internazionali al largo delle coste di Lampedusa un’isola artificiale che diventerà l’approdo di coloro che, in cerca di speranza, sono costretti a lasciare i paesi dove sono nati. Detta isola, che nel romanzo ha il nome di Mediterranea, non sarà un’isola abbandonata al suo destino, scrive il Mundadori, ma tramite il ponte più lungo del mondo sarà collegata a Lampedusa, rendendola di fatto il punto più estremo dell’Europa nel cuore del Mediterraneo, diventando un simbolo di speranza e di unità dei popoli.
Da quando ho letto questa cosa una domanda mi martella,
Il Mundadori la propone con cognizione di causa e perché ci crede, o perché doveva dare un senso di onnipotenza ai cattivi del romanzo?
Fatto salvo che in virtù delle normative vigenti sullo stato e regolamento dei mari, una cosa del genere non sarebbe fattibile; che senso avrebbe fare un appendice a Lampedusa se poi dovranno essere comunque gli italiani a prendersi cura di quella povera gente, oneri inclusi?
Siamo informati su quali sono i veri motivi per cui il nostro Paese è OBBLIGATO ad accogliere gli immigrati, realizzare centri di prima accoglienza ed effettuare opportuna identificazione, o ci vogliamo limitare ad affidarci alle solite frasi stereotipate?
Mi perdonerà il Mundadori, non ce l’ho direttamente con lui, ma l’occasione di utilizzarlo come sponda per una tematica così importante era troppo ghiotta.

Voto: 4,5

 

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Un pensiero su “Recensione: “Dove scorre il male” – Fabio Mundadori

  1. Fabio Mundadori ha detto:

    Dunque, intanto grazie e mi porto a casa il 4,5 su 5 🙂
    Commento unicamente per rispondere al paio di domande che aleggiano (ma nemmeno troppo) nella recensione:
    La catena.
    E’ un tipo di ornamento che viene dal punk e comunque utilizzato in abbigliamenti “estremi”, in generale sopra le righe al posto della cintura o appunto come pendaglio ornamentale, (eh sì, lo fanno lo fanno)
    Mediterranea.
    Ovviamente è un elemento di fantasia, ma solo a livello concettuale: di isole artificiali ne esistono molte, dal punto di vista legislativo non so se davvero non sarebbe possibile, in fondo si tratterebbe di un’opera privata (come viene detto nel romanzo) e come tale potrebbe essere gestita, ovviamente risponderebbe alle leggi italiane ma non ho approfondito in questo senso.
    Comunque di Mediterranea ne sentiremo parlare ancora,
    🙂

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