Recensione: “Underwater” – Marika Misino

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Trama:
Porto Azzurro è la cittadella odorosa di mare, dove Marina trascorre le sue giornate tra pericolosi tuffi dalla scogliera Pizzo Lama e lunghe immersioni alla scoperta dei fondali, e che in agosto si fa teatro della gara nazionale di tuffi, la Diving Cup. Dopo una scommessa con il suo migliore amico, Marina effettua un illecito tuffo tra gli atleti della competizione e da quel momento tutto cambia. Cesare Fontana, un istruttore di subacquea, nota in lei qualcosa di straordinario e insiste affinché studi nella sua scuola, ma lei scopre presto che nuotare in una piscina colorata di azzurro artificiale e maleodorante di cloro, la fa sentire come un pesce rosso in un’ampolla. Caparbia, cerca di resistere a quella sgradevole sensazione, fino a quando il suo inconscio le impedisce definitivamente di toccare l’acqua. A quel punto, sarà il mare stesso a correrle in soccorso.
«E allora perché questa gara?» fece disorientato.
«Perché è cominciata con un tuffo e finirà con un tuffo»

Recensione di Filomeno Cafagna:
Nella mia lunga carriera di lettore il primato di occhincollati sul testo era detenuto da due libri quali: Come il mare di Wilbur Smith e L’oro degli Inca di Clive Cussler. Perchè questo primato fosse infranto ci sono voluti ventidue anni e la giovane scrittrice Marika Misino con il suo Underwater. Filo conduttore del romanzo è la storia di una sedicenne (Marina) con grandi capacita di apnea e forti legami con il mare; grazie ad una bravata viene notata da un coach del settore che la prende sotto la sua ala protettiva, portandola via dal suo mare. Questo distacco ingenererà nella protagonista delle limitazioni interiori che con non poco impegno e determinazione Marina riuscirà a superare.
Come aveva già fatto nella sua opera prima “Il segreto di Maradesh”, anche in Underwater la Misino rimarca l’importanza di principi e ruoli che regolamentano il buon vivere sociale come l’amicizia, la famiglia, l’accettazione di una punizione quando si sbaglia, senza tralasciare la denuncia di una mancata salvaguardia e conseguente valorizzazione turistica dei fondali marini: ma, ancor più importante di quanto appena riportato, la consapevolezza di fare una qualsiasi attività, che sia culturale, sportiva o lavorativa, non per il potenziale guadagno che la sua esportazione comporterebbe, ma per il piacere di farlo, perché tale attività ti fa star bene con te stesso. Detta consapevolezza, se pur in seconda battuta, pare capirla solo Alessio, amico del cuore di Marina e riferimento importante in tutto il racconto, tanto che la sua presenza aleggia anche quando non è menzionato. Ciò è reso possibile dalla storia d’amicizia fresca, aperta ed ingenua che la protagonista vive con Alessio, che troverà epilogo con un bacio “innocente” dato prima di una competizione, e che per Alessio è foriero di un prologo di qualcosa di più forte della fraterna amicizia, ma…
Brava Marika! Continua cosi, e mentre ti faccio i miei più sinceri complimenti non posso fare a meno di dire è proprio vero… gli italiani sono un popolo di Navigatori Santi e Scrittori.

♥ ♥ ♥ ♥ ♥

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