Recensione: “Macerie” – Autori Vari

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Fra le macerie che danno il titolo all’antologia, l’uomo si mostra spoglio, nudo, con le sue debolezze e le sue paure. Le macerie sono quelle di Amatrice, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Accumoli e Montereale, le città colpite dal terremoto del 24 agosto 2016.
Ma nei 18 racconti scritti da 13 autori le macerie sono quelle di persone che hanno vissuto un terremoto emotivo e distruttivo. Sono quelle di chi vive la fine di un amore in modo tragico o di chi affronta un fallimento economico senza una solida risposta dalle istituzioni, o ancora di chi avverte nella precarietà del proprio corpo malato quella dell’anima; o di chi avverte il disorientamento più subdolo per la mancanza di un luogo da chiamare casa.
Storie che raccontano di mali irreversibili, di certezze che crollano e della paura che ne consegue. Ma storie che parlano anche di ricostruzioni, di rinascite, di rifondazioni: quella rifondazione di una vita che auguriamo agli abitanti delle sopracitate città a cui andranno i ricavati dalle vendite di questa intensa, miserabile epica moderna.

Recensione di Filomeno Cafagna:

La particolarità di un’antologia risiede nel fatto che ogni storia è un racconto a sé e, per tanto, se dovessi trovare empatia per uno di essi, lo leggeresti sino in fondo; diversamente, lo sorpasseresti a piè pari. Questo è Macerie, un’antologia composta da quindici racconti scritti da dodici autori, introdotti dalla splendida prefazione di Antonella Cilento che risulta difficile non condividere, sia prima che dopo la completa lettura dell’opera.

Quindici sfaccettature di disperazione, paure e sprazzi di speranza tra i quali emerge dirompente il racconto di Vincenzo De Marco, “Io sono Tamer”, nel quale non vi è lemma che non sia pregno di pathos, che ti prende dalla presentazione del protagonista e ti lascia là nel canale di Sicilia, ad uno sputo dalle coste di Lampedusa, dove finisce il viaggio di Tamer. Potrai anche avere il cuore di ghiaccio ma non riuscirai a fermare quella lacrima ribelle che istigata dalla penna di De Marco, lascerà il tuo dotto lacrimale.

Nessun altro racconto incluso nell’antologia riuscirà a scatenare in me le stesse emozioni, anche se scritto dallo stesso autore.

Gli altri brani diciamo che, per cavalleria non proprio indirizzata al genere femminile, si piazzano secondi exequo facendosi eco tra di loro con perle di saggezza come quella proposta da Anna Marino: “Alle volte bisogna un po’ morire per tornare a rinascere, come fa una fenice dalle proprie ceneri. Questo è il mondo, questo è il destino di ogni singolo essere umano. Bisogna vagare nel buio per accorgersi di quanto potente e accecante sia la luce. Ognuno soffre, ognuno grida, ognuno gioca con la propria vita e, troppo spesso, con quella degli altri. Confermiamo quotidianamente il nostro voler essere superiori, forti, capaci di sottomettere il prossimo e poi… e poi di colpo, il destino ci pone davanti a uno specchio e ci chiede: “Chi sei tu veramente? Cosa vuoi farne della tua vita? Perché stai facendo del male a te stesso?” Nessuno è immune dall’errare, ma tutti possiamo essere migliori, tutti possiamo cambiare, ed è questo il potere del libero arbitrio, il potere di tutti noi.” Quanta verità e quanta introspezione richiedono queste parole!

L’antologia Macerie propone ad un “povero lettore” come me, che della Costa ha seguito tutto il suo percorso di crescita letteraria, una Maddalena nuova, più matura e di classe (non che prima non lo fosse), attenta alla condizione delle donne affette da carcinoma. Metamorfosi? Cambio di genere letterario? Mi auguro di sì, in quanto ritengo che la fase erotica di Maddalena Costa debba ritenersi conclusa, ed anche alla grande, con il romanzo Suite 203, ed ora debba volare verso nuovi lidi/orizzonti che aspettano solo di essere esplorati dal suo estro.

Ad majora.

♥ ♥ ♥ ♥

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