Recensione: “Il mare: tragedie, passioni ed amori impossibili” – Franco Leggieri

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Recensione di Filomeno Cafagna:

Il lavoro di Francesco Leggieri, pur raccontando uno spaccato della sua vita risalente a trent’anni fa, torna ad essere oggi di vivissima attualità.
Egli infatti ci narra di quella che è stata la sua esperienza personale in veste di protagonista a bordo dell’incrociatore Vittorio Veneto durante la missione “Boat People” nel 1979.
La su citata missione, era volta alla ricerca e soccorso in mare di barconi lasciati alla deriva, stracolmi di gente vietnamita la quale in quei giorni era “vittima”di guerra fraticida sotto l’egidia USA.
Racconti personali, racconti di profughi che fanno trasparire dalle pagine l’importanza che ha avuto per quegli uomini e donne la presenza della Marina Militare Italiana in quelle lontane acque e, mentre leggi, il pensiero corre ai nostri marinai i quali oggi solcano le acque del Mediterraneo per la missione Mare Nostrum.
Attraverso le pagine de “IL MARE: TRAGEDIE, PASSIONI ED AMORI IMPOSSIBILI Camminando una notte d’estate” capisci il perché anche oggi ci sono così tanti barconi stracolmi di gente, la quale è costretta a fuggire dalla sua terra, senza la certezza che un giorno possa tornarvici.
Tra le testimonianze riportate da Leggieri, di quelli che furono i profughi di allora, il denominatore comune è: l’indicibile sofferenza, la sete di libertà che li spinge a fuggire da uno dei più terribili regimi comunisti per affrontare poi un viaggio che si sarebbe potuto rivelare fatale.
Ma a loro non importava perché sarebbe stato meglio morire durante il viaggio piuttosto che subire e sopravvivere sotto tale regime.
Voglia di libertà fu allora, voglia di pace è oggi per libici, siriani, egiziani, iracheni, somali, curdi e tanti altri di cui non si ha notizia; ma cos’è la libertà? Io italiano sono libero?
Dipende, dipende da cosa si vuol intendere per libertà, dipende dal tipo di giogo che ti viene imposto, dipende da chi è colui che te lo impone senza dimenticare le ragioni per le quali questi ti impone tale giogo.
Ma è meglio non divagare, torniamo a “lodare” la valente opera di Franco Leggieri.
Mi ha colpito la testimonianza  dell’allora bimba di sette anni Thu Nguyen La quale dice alla madre che ora il Vietnam sarebbe stato ancora una volta un unico Paese, ragion per cui saremmo potuti tornare nel Vietnam del Nord per trovare la nonna.
Una guerra non scevra di persecuzioni, stupri, torture, per unire un paese e dare la “speranza” ad una bimba di rivedere la nonna; a noi italiani che viviamo in un paese “unito” ma che combatte una guerra senza armi da fuoco, la certezza di dover salutare i nostri figli se li si vuol vedere sistemati, se li si vuol sapere non avvelenati.
Nella chiosa della sua testimonianza Thu Nguyen afferma:” Non ero arrabbiata con nessuno in particolare, ma lo ero per come eventi ed ideologie, che non comprendevo, avessero potuto portarmi via tutto ciò che conoscevo e amavo”.
Analogie, maledette analogie, a volte mi dico che forse sarebbe stato meglio se avessi continuato a fare come le tre scimmiette, non vedo, non sento, non parlo, perché solo in tal modo puoi assumere lo stesso atteggiamento di  Thu Nguyen, perché diversamente non puoi fare a meno di fare sangue marcio; ma la cosa peggiore che ti regala il sapere/conoscere è la consapevolezza di dover soccombere perché non si ha il coraggio di reagire, non si ha il coraggio, per dirla alla Sandro Pertini, di armare la mano con mazze e pietre per scacciare coloro che, anziché pensare al popolo, pensano al proprio interesse personale.
Mi viene difficile trovare le giuste parole per introdurre quanto riportato nel capitolo La “Regola del Muso Giallo”  ove si parla del comandante Ewell, il quale in Vietnam nel corso dell’ operazione  dal nome in codice Speedy Express iniziata nel 1968, si è meritato l’appellativo di Macellaio del Delta; tanti furono i civili e villaggi distrutti solo perché ai comandanti americani gli veniva richiesto di PRODURRE cadaveri vietnamiti, non importava quali cadaveri… purchè vietnamiti. Ora… sarà la somiglianza della data, sarà per le atrocità riportate, per il lavaggio del cervello effettuato ai soldati che poi avrebbero dovuto uccidere i “musi gialli” o per il disinteresse verso la vita umana così bene sintetizzato in appena due paginette, ma non ho potuto fare a meno di pensare ad uno dei graaaandi uomini del nostro risorgimento, e già… non ho potuto fare a meno di pensare al nostro pluridecorato Enrico Cialdini perché il Capitano Ewell, come fece Cialdini un secolo prima di lui nell’ Italia del sud, ha fatto distruggere villaggi ed uccidere innocenti, e a come Cialdini grazie a queste uccisioni ha raggiunto i massimi vertici della sua carriera con relative decorazioni.
Che schifo, mi verrebbe da dire, ma non lo dico.
Quanto detto sin ora è ciò che, a grandi linee, è riportato nella prima parte del libro ma posso garantirvi che la stessa offre ancora molti spunti di riflessione che trovano forti analogie nella storia antecedente e successiva all’epoca dei fatti.
La seconda parte del libro, non scevra da insegnamenti e spunti riflessivi, è più leggera.
Di questa seconda parte il capitolo che mi ha fatto ridere per cinque minuti buoni è stato I CINESI, LA MIA PASSIONE… ; Non vi anticipo nulla per non togliervi il gusto di leggere e, credetemi, vivere quell’ attimo di vita dell’autore ma, ammazza però! Francè quanto avrei voluto vederti.

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