Intervista a Emily Pigozzi – Il rosa si veste di poesia

 Blog and the City ha il piacere di ospitare l’autrice italiana Emily Pigozzi, penna nota agli amanti del rosa e della poesia.

 Benvenuta Emily! Sono davvero contenta di fare due chiacchiere con te. Cominciamo subito con la prima domanda 🙂 Hai debuttato con il romanzo “Un qualunque respiro”, edito da Butterfy. Cosa è cambiato da allora?

 Grazie ragazze, felice di essere qui nel vostro nuovo blog! Dal mio primo romanzo, che sarà sempre molto importante nel mio cuore, sono cambiate tante cose: Un qualunque respiro infatti è arrivato dopo anni di poesia, ma soprattutto dopo anni difficili, vissuti intensamente sotto tanti punti di vista. È stato uno sfogo, molto catartico, e che mi ha liberata. Da allora ho scoperto la voglia di scrivere, di raccontare, di far sognare con le storie che da sempre mi girano nella testa. Ho imparato a stare sui social, a creare un rapporto con altri autori e soprattutto con i lettori. Mi piace anche pensare di aver affinato il mio stile, e di aver capito come coniugare la letteratura rosa con un pizzico di poesia… ma questo non devo essere io a dirlo!

 Si dice che la scrittura segua il processo di maturazione emotivo che caratterizza ogni essere umano. Come è cambiato il tuo stile nel corso degli anni?emily100

 Come dicevo, ho lavorato molto sulla parte descrittiva della storia, senza dimenticare il rapporto con il personaggio e la sua crescita nel corso della storia, elementi che mi sono molto cari. Ho imparato a sfruttare i dialoghi e il famoso Show, don’t tell. Mi diverto a vedere come il mio stile evolve, anche solo in pochi mesi, anche se ogni romanzo rappresenta decisamente una nuova sfida per me, sempre più emozionante.

 Emily Pigozzi e la poesia.

La poesia è parte integrante della mia vita, un istinto che mi ha accompagnata fin da bambina, come qualcosa di primordiale. È dentro di me, sempre, e mi ha aiutata a diventare la persona che sono ora, e anche se fatico a definirmi tale perché ho rispetto di questa parola, anche la scrittrice che sono. In passato mi ha dato grandi soddisfazioni, e anche la possibilità di conoscere poeti divenuti oramai leggendari.

 In passato hai lavorato come attrice, prendendo parte a tournée teatrali che hanno toccato i maggiori teatri d’Italia. Cosa ti manca di quel periodo?

 Mi manca il palcoscenico in sé, il contatto con il pubblico, la costruzione del personaggio che in un certo senso ritrovo anche nella scrittura: sono due attività, scrivere e recitare, che nel mio animo sono strettamente connesse. Mi manca molto l’espressione e lo sfogo di sentimenti che potevo vivere sul palcoscenico, la possibilità di esprimere sempre sentimenti nuovi e vivere vite diverse. È stata una bella avventura, che forse un giorno riprenderò da dove l’ho interrotta.

 Quanto l’amore per il teatro e per la poesia influenzano la tua penna?

Moltissimo. Sono in me, e quando scrivo saltano fuori di continuo! Per esempio, quando scrivo un dialogo vedo la scena come fosse un film, immagino delle voci reali dire quelle parole con la giusta intonazione, e questo mi aiuta moltissimo nella stesura. La poesia, poi… la ritrovo in ogni minima cosa, e adoro trasferirla nel raccontare il quotidiano.

 E l’erotismo, invece?

 L’erotismo è stata una bella sfida! Non mi sento una scrittrice di erotico, assolutamente. Danza per me è stato un piccolo esperimento… Mi è nata dentro questa storia: avevo voglia di raccontare l’evoluzione di una giovane donna alla scoperta dei suoi sensi, il corpo vissuto come strumento/macchina e poi finalmente come anima, come fonte di piacere e consapevolezza. Ho sfruttato una sorta di fantasia erotica, l’affascinante sconosciuto in treno al quale confideresti tutto e che sconvolge una vita piatta e ordinata. Mi sono divertita ed emozionata moltissimo nel raccontare questa storia, e sono felice che alle lettrici sia piaciuta.

 Qual è l’opera di cui vai più fiera e quella, invece, che potendo, riscriveresti di sana pianta?

 Le riscriverei tutte! Scherzi a parte, smetto di lavorare su un libro solo quando oramai è in mano all’editore e in uscita, e quando rileggo i miei romanzi c’è sempre la parte che avrei voluto cambiare, la frase o l’emozione che avrei voluto aggiungere… a un certo punto bisogna staccarsi dalla propria storia, e magari accettare il fatto che quella versione era la migliore di noi in quel momento. Detto questo, vado fiera di ciascuno dei libri a modo suo, ma “Il posto del mio cuore”, edito da 0111, rappresenta una parte importante di me, per tante ragioni: racchiude personaggi ispirati a persone che hanno segnato il mio immaginario di bambina, ed è un inno alla donna del secolo scorso, alla sua affermazione personale e alla sua libertà. Oltretutto, è legato a un momento speciale della mia vita, visto che mentre lo terminavo ho scoperto di aspettare la mia meravigliosa secondogenita.

 “Aspettami davanti al mare” e “Danza per me” sono i titoli dei tuoi romanzi pubblicati da Rizzoli. Cosa ha rappresentato per te il debutto nel gruppo Mondadori e quali prospettive ha aperto nella tua carriera di scrittrice?

 Di sicuro ha rappresentato una grande soddisfazione. Ho scritto “Aspettami davanti al mare” un anno prima che venisse pubblicato, e l’ho proposto a Rizzoli pensando che non mi avrebbero contattata. Invece è successo, e sono stata davvero felice. Ammetto che vedere il nome Rizzoli sulla copertina di un mio romanzo è stata un’emozione che non dimenticherò mai. Grazie a Rizzoli mi sono messa anche alla prova come autrice di un romanzo erotico, spingendomi oltre un mio personale limite. Credo di aver imparato molto.

 Da donna a donna: quanto è difficile conciliare l’amore per i libri e per la scrittura con tutto quello che la vita, volente o nolente, ci chiama a fare? (Marito, figli, lavoro e annessi e connessi…sigh)

 Certamente non è facile: il tempo e la concentrazione vengono meno, senza contare che per chi ci circonda spesso non è facile capire la nostra voglia di scrivere e di misurarci con questo mondo, né tanto meno i vari meccanismi che ruotano attorno alla scrittura, come per esempio la promozione, oramai quasi parte integrante del lavoro. Bisogna ritagliarsi questo spazio spesso strappandolo con le unghie e con i denti, facendoci forza grazie alle reazioni positive dei lettori. D’altro canto l’amore è un’ ottima benzina, per cui va bene così!

 Quanti libri hai nel cassetto (da scrivere)? E sul comodino (da leggere)?

 Tanti, e ancora tanti! Ci sono sempre libri che vorrei leggere, e che mi aspettano pazienti, e ovviamente ne ho sempre in lettura: leggere per me è un piacere assoluto, del quale non potrei mai privarmi. Da scrivere  ne avrei altrettanti: ho un quadernetto fitto di trame da cominciare, e altre che puntualmente mi vengono a trovare. Il tempo purtroppo è sempre poco, e si fa ciò che si riesce. Piano piano, con costanza e impegno.

 Progetti per il futuro?

 Provare il self, che entusiasma moltissime mie colleghe e che mi attira sempre di più per la sua libertà creativa e di gestione. Spero di continuare sempre sulla strada del romance, con qualche incursione nel mainstream e nello storico: uno dei lavori che ho nel cassetto riguarda proprio una leggendaria figura del passato.

  Ultima domanda: ti piacerebbe scrivere un romanzo a quattro mani? Se sì, con chi?

 Ci ho pensato spesso, e ho ricevuto anche qualche proposta. Ci ho riflettuto, ma non credo che faccia per me. La considero una bella opportunità per chi sa sfruttarla, unendo magari i punti forti di due brave scrittrici, però per me scrivere è un lavoro istintivo e solitario, da vivere con i miei tempi e sobbarcandomi oneri, onori e critiche. Ma chissà, magari in futuro cambierò idea!

 Emily, è stato un piacere J Ti ringrazio a nome mio, di Blog and the City e dei nostri lettori. Alla prossima occasione!

 Il piacere è stato mio. Grazie per questo spazio e per la vostra passione per i libri!

Intervista a cura di Maddalena Costa

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