Claudio Santoro – Professione Ghostwriter

 Qui a Blog and the City siamo pronti per un nuova, succulenta intervista. Oggi è la volta di Claudio Santoro, giovane Editor e Ghostwriter. Con lui, entreremo nel magico mondo della scrittura dalla porta di servizio, per scoprire i segreti di una professione intrigante e misteriosa, quella dello “scrittore fantasma”.

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 Ciao Claudio, ben trovato! Io e te ci conosciamo già: negli ultimi mesi abbiamo lavorato gomito a gomito, insieme allo scrittore Marco Peluso, alla realizzazione dell’antologia “Macerie”, edita da Les Flâneurs Edizioni, i cui proventi andranno a favore dei terremotati. Ma entriamo subito nel merito della tua professione. Di cosa ti occupi principalmente?

 Un saluto a te, Madda. Grazie per lo spazio che stai riservando non solo a me, ma anche alla mia professione. Cosa faccio? In tre parole: “scrivo per altri”. Ma è un’attività molto più complessa e con non pochi slanci intriganti. Anzitutto ho la possibilità di entrare in contatto con personalità molto differenti, dal professionista che ha viaggiato nell’Europa orientale prima della caduta del muro di Berlino, al giovanissimo ragazzo che ha perso la madre e vuole rendere omaggio a lei con un romanzo toccante. Potrei passare ore a raccontarti le singolarità del mio lavoro. Perché non si tratta soltanto di scrivere, ma di interagire con le persone. E ogni persona è diversa dall’altra.claghost

 Quali competenze devono avere un editor professionista e un ghostwriter?

 Le competenze di un editor non sono poi tanto dissimili da quelle che deve avere uno scrittore. Forse l’editor non ha il dovere di metter su un’architettura narrativa impeccabile (quello spetta allo scrittore) ma ha il compito di… garantirla! Così come deve saper leggere il testo in maniera critica, immedesimandosi il più possibile nel lettore che, per la prima volta, lo leggerà. Per farlo serve molta intuizione, a volte bastano poche correzioni per trasformare una scena venuta fuori discreta dalla penna dell’autore in una scena esemplare. L’importante (e qui è la differenza fra un editor con le palle e un editor qualunque) è che l’autore si riconosca ancora nel testo. Questo, in teoria, sarebbe il lavoro dello scrittore, ma col tempo ho imparato che ogni scrittore, anche il più perfezionista, ha bisogno di un editor. E la mia è adorabile!

 Immagino che la tua sia una professione entusiasmante, ma anche piuttosto impegnativa. Qual è il lato più divertente? E quello meno?

 È entusiasmante perché ti concede il lusso di navigare da una parte all’altra di questo mare immenso che è la scrittura. Col tempo ho imparato a lavorare su qualunque genere di testo narrativo, ma anche sulla saggistica e sul teatro. Il lato forse meno divertente è la sfida logorante a me stesso per raggiungere la perfezione. Ma credimi, ne vale la pena!

 Oggi più di ieri, la figura di un editor professionista che prenda in carico l’ottimizzazione di un manoscritto prima che quest’ultimo venga sottoposto alla valutazione di una casa editrice, assume un’importanza fondamentale affinché l’opera stessa possa sperare in una degna collocazione nel panorama editoriale. Perché?

 Forse perché le case editrici sono (giustamente) stanche di ricevere manoscritti pieni di imprecisioni o di brani da sistemare; o da tagliare, a volte! L’editor garantisce che l’opera è stata perfezionata, a quel punto per l’autore resta solo da incrociare le dita: il contenuto del manoscritto piacerà all’editore?

 Generalmente sia l’editor che il ghostwriter lavorano gomito a gomito con l’autore perché l’opera soddisfi le aspettative di entrambi. Tu come gestisci la collaborazione con gli scrittori che ti affidano i loro testi e, praticamente, quali sono i passi salienti fino al compimento dell’opera?

 Partiamo da un elemento importante: quasi mai i miei clienti sono scrittori. In quel caso mi limito a fare da editor; a volte c’è da lavorare molto su un testo ma mi piace riscontrare poi, successivamente, un miglioramento netto e spontaneo da parte dell’autore che ho editato. Significa che ho lavorato bene! Per quanto riguarda il ghostwriting, l’approccio varia da persona a persona. C’è chi preferisce affidarmi un’idea partendo da due righe lasciando a me la libertà di svilupparla. È bello perché denota una profonda fiducia. Altre volte, invece, la storia c’è già, bisogna “soltanto” scriverla. In casi del genere è più frequente un rapporto d’altro tipo con il cliente: ci incontriamo spesso o, se la geografia non ce lo permette, ci sentiamo per telefono o tramite Skype per valutare insieme il lavoro che sta venendo fuori.

 Immagino che molti autori, pur consapevoli dell’importanza di un editing professionale, si vedano costretti a rinunciarvi o a rivolgersi a gente che si improvvisa, per abbattere i costi di produzione. Come applichi i tuoi compensi?

 Solitamente accolgo volentieri la possibilità di editare qualche pagina gratuitamente, anche perché, al di là del lavoro, mi piace dare consigli e incrementare le capacità di altri autori, in special modo quelli giovani e promettenti. Sulle tariffe generali… posso dirti che sono molto competitive.

 E un ghostwriter, invece, quanto guadagna e come si regola nell’applicare le tariffe? Perdona la domanda diretta ma fra i nostri lettori ci sono tanti scrittori che, immagino, vorranno saperne di più 🙂

 Ancor più che per l’editing, come ghoswriter applico tariffe davvero competitive. Solitamente calcolo il prezzo di un libro (o di un qualunque altro tipo di scritto) in base alla lunghezza e uso come metro di misura la cartella editoriale. Ma ci possono essere variazioni, anche in base alla tipologia del progetto: se l’idea di base mi piace molto, sono io il primo a volerla sviluppare!

 Da ghostwriter, ti è mai capitato di scrivere qualcosa di cui ti sei sentito talmente fiero dall’essere tentato di pubblicarlo a tuo nome?

 Sempre. Se così non fosse, dovrei cambiare mestiere! Ma non ho mai avuto la tentazione di tradire la fiducia di chi ha avuto l’idea. Come ho detto poc’anzi, il mio lavoro non è soltanto scrivere, è anche un lavoro relazionale. Inoltre vengo pagato per scrivere il meglio, non per scrivere qualcosa “su cui non metterei il mio nome”.

 “Macerie” segna il tuo debutto come autore. Come vivi questa esperienza?

 Sì, “Macerie” è il primo libro su cui ho apposto la mia “firma”. E non posso che vivere quest’esperienza con entusiasmo anche perché, come hai detto tu all’inizio, i ricavati dalla vendita di questa bellissima antologia andranno in beneficenza. È un libro che io e te abbiamo curato insieme a Marco e sono certo che alle persone piacerà. Credo sia un libro per tutti i palati. A volte ci sono tinte forti, altre volte c’è dolcezza. C’è pathos, insomma. Ma è naturale che accada questo quando, per scrivere, ti ispiri a un dramma reale.

 Pensi che Claudio Santoro autore riserverà ai lettori nuove sorprese? Vuoi darci qualche anticipazione?

 Non ce la faccio a non scrivere, è più forte di me. E ci saranno presto delle novità, ma per ora preferisco che la gente si concentri su “Macerie”, che oltre a essere un libro coi fiocchi, è anche un libro che può fare del bene.

 Invece di farti l’ultima, solita domanda sui progetti futuri, voglio cambiare le regole lasciandoti la libertà di fare una dichiarazione a piacere. Vai, approfitta!

 Che siate scrittori o che non lo siate, leggete. Leggete e leggete ancora. Sempre. A parte quando guidate! La lettura non esclude altre passioni, semmai le arricchisce, perché arricchisce noi, cambia il nostro modo di approcciarci alla vita. E se a leggere (e leggere ancora!) è uno scrittore, beh, quello scrittore non potrà che migliorarsi.

 Claudio ti ringrazio per questa intervista e per tutti i preziosi suggerimenti di cui faremo certamente tesoro. Ti abbraccio virtualmente dandoti appuntamento alla prossima occasione buona, qui, a Blog and the City.

Grazie a te, a prestissimo!

Link utili: http://brfonte.blogspot.it  ↔ http://www.facebook.com/asperlabor

Intervista a cura di Maddalena Costa

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