Piccola editoria di qualità – Alessio Rega e Les Flâneurs edizioni

 Dopo una serie di interlocutori di sesso femminile, abbiamo il piacere di ospitare Alessio Rega, scrittore e direttore editoriale della Les Flâneurs Edizioni, giovane realtà imprenditoriale pugliese.girodivita copertina

 Alessio, benvenuto a Blog and the City! Prima di cominciare questa intervista, ti faccio una confessione: mi ci è voluto un secolo per decidere quali delle cinquanta domande che avevo da porti avrei dovuto scartare per non risultare prolissa. E poi, ho due notizie da darti, una buona e una cattiva. Cosa vorresti sentirti dire di bello?

 Ciao Maddalena, mi divertono un sacco le interviste. Quindi sono pronto, accetto la sfida. Non mi spaventa nulla. Vorrei sentirmi dire che un mio autore ha vinto il Nobel per la letteratura! È questa la bella notizia?

 No, mi dispiace. Comunque la brutta è che non ho ancora deciso quali domande scartare, la buona che non ti tratterrò per molto 🙂 Una curiosità. Tempo fa ho letto un articolo su una rivista femminile in cui si attestava che premi e salotti letterari servono più per rimorchiare che per vendere libri. Tu cosa ne pensi?

 Premi e salotti letterari fanno parte di questo bellissimo circo che è l’editoria italiana. Per quanto mi riguarda io, sia come editore e sia come autore, non sono ancora riuscito a rimorchiare nessuna. Devo migliorare il mio sex appeal! Scherzi a parte, per vendere libri ci vuole ben altro!

 Torno seria ☺ Come è nato il progetto Les Flâneurs e, nel corso dei mesi, quali sono stati i suoi sviluppi?downloadoo

 Ho sempre avuto il pallino di creare una mia casa editrice. La svolta è arrivata nel 2015 quando ho chiuso un’importante esperienza professionale e ho deciso di puntare in maniera decisa su questo progetto. Fondamentale è stato anche il supporto, nella fase di lancio, della scrittrice ed editor Bianca Cataldi, il cui ruolo è stato molto importante. Ma i matrimoni non sono fatti per durare per sempre e a maggio del 2016 abbiamo preso strade diverse. Da lì in poi ho creato un nuovo staff e una struttura ancora più solida.

 Ci lasciamo alle spalle il 2016. Cosa ti aspetti dal mercato editoriale nel 2017?

 Non credo ci saranno grandi cambiamenti. L’editoria commerciale, sia per la narrativa di largo consumo e sia per la saggistica che definirei “pop”, continuerà a essere il motore trainante del nostro sistema editoriale. Mi auguro che ci sia una ripresa economica che permetta alle case editrici, soprattutto le grandi, di rischiare di più e dar voce a molte belle penne esordienti o poco note.

 Come scegli i tuoi autori?

 Nell’ultimo periodo ho iniziato un’importante collaborazione con un agente letterario che mi propone autori di qualità ma che al tempo stesso hanno già un loro pubblico e hanno un minimo di notorietà. Questo sicuramente agevola il lavoro e le vendite. Gli altri autori, invece, vengono scelti attraverso la classica procedura. Sul nostro sito è possibile inviare il proprio manoscritto che viene subito passato a un comitato di lettura per una prima scrematura. Se la valutazione è almeno sufficiente, il testo viene sottoposto a uno dei miei editor che redige una scheda più approfondita. Nell’ultimo passaggio entro in gioco io che, sulla base di una molteplicità di fattori, decido se proporre o meno all’autore un contratto editoriale.

 Come editore, quali sono le tue priorità?

 Una sola parola: qualità!

 Hai mai sentito parlare di editori multitasking? Io li definisco così quelli che si occupano personalmente della selezione dei manoscritti, dell’editing, dell’impaginazione e, per ultimo, della parte grafica, senza avvalersi della professionalità di uno staff competente. Non pensi che, a lungo andare, questo atteggiamento possa compromettere la qualità dei testi, se non addirittura rischiare di bruciare le potenzialità di un autore? La Les Flâneurs, invece, come si organizza?

 Con me non fai altro che sfondare una porta aperta. In questo settore c’è molta approssimazione e mancanza di professionalità. Togliendo di mezzo le case editrici a pagamento, che non le considero proprio, c’è davvero un universo molto variegato. Amazon poi ha dato il colpo di grazia. Sono nate come funghi tantissime case editrici digitali che pubblicano qualsiasi cosa, questo perché non c’è nessun rischio di impresa. Più che di editori, dovrei parlare di venditori o di social media manager. Per loro non c’è nessuna differenza tra vendere un libro o vendere, che ne so, un salame. Un vero editore, invece, investe, rischia, pubblica libri cartacei, si avvale di figure professionali competenti (sul sito della mia casa editrice è possibile vedere da chi è composto il mio staff). Lo stesso non si può dire per molte altre, dove lavori come l’editing o la correzione di bozze (se vengono fatti) vengono affidati a dilettanti o a persone improvvisate. Nella mia casa editrice ognuno ha il proprio compito, come è giusto che sia. Questo a garanzia degli autori ma prima di tutto dei lettori.

 La pubblicazione di un libro, malgrado tutto il lavoro che c’è dietro, rappresenta comunque un punto di partenza, se non addirittura un salto nel vuoto, sia per l’autore che per la casa editrice. Come vivi questo momento?

 Quello che dico sempre è che la fase più difficile è senza dubbio quella della promozione. Ogni libro è per me un salto nel buio ma sono sempre molto fiducioso perché conosco la qualità dei libri che propongo. Per una piccola casa editrice, come la mia, fondamentale è il lavoro capillare soprattutto sul territorio dell’autore attraverso presentazioni o eventi. Tuttavia, cerco sempre di allargare gli orizzonti. Per questo motivo mi sforzo di partecipare il più possibile alle varie fiere di settore sparse in tutta Italia o ai tanti festival letterari. Ritengo, inoltre, che sia importante sostenere gli autori. I miei autori sanno che possono contare su di me in ogni momento della giornata e in tutte le occasioni di cui ne hanno bisogno.

 Quali caratteristiche deve avere una Casa Editrice per fare la differenza?

 Sarò ripetitivo, ma credo che le uniche caratteristiche siano la qualità e la professionalità. Sono scelte rischiose ma che a lungo andare sono sicuro pagheranno.

 Parliamo di romanzi. Quali qualità deve avere un’opera di successo? E un buon libro, invece?

 Non credo ci possa essere una ricetta valida e universale. Ogni libro è diverso così come ogni lettore. Certo, se un libro è scritto male non avrà successo in nessun caso.

 Il francese non è il mio forte, perciò ho cercato su Google il corrispettivo italiano di “Les Flâneurs”. Sembra essere “I Fannulloni”. Mi domando il perché di una scelta così singolare. Vuoi spiegarcelo?

 Flâneur è un termine francese che non ha un vero e proprio corrispettivo in italiano. Volendolo tradurre letteralmente sarebbe il “passeggiatore”. Il flaneur è tutt’altro che un fannullone. È il gentiluomo colto e un po’ dandy che vaga per le vie cittadine, lasciandosi incantare da tutto ciò che lo circonda. Alla stessa maniera, anche noi ci lasciamo incantare dai libri, quelli belli e che ci fanno emozionare.

 (Adesso che me lo dici mi viene in mente Baudelaire) Progetti per il futuro?

 Il 2017 sarà un anno fondamentale per la casa editrice. Abbiamo seminato tanto in questo primo anno e mezzo di lavoro. Adesso mi aspetto di raccogliere i frutti. Sono tantissime le attestazioni di stima che ci giungono, ma sono dell’idea che ci sia ancora tanto da migliorare. Sono un perfezionista e sono molto severo con me stesso. I progetti comunque sono tanti. Dal nuovo anno mi aspetto, senza dubbio, di consolidare ancora di più il marchio editoriale a livello nazionale. Bisogna crescere a piccoli passi ma sempre ben consapevoli di quelli che sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

 Alessio ti ringrazio della disponibilità e faccio un grosso in bocca  al lupo a te e allo staff della Les Flâneurs (autori e dirigenti) per un futuro ricco di successi e di soddisfazioni. Alla prossima!

 Crepi il lupo, sono davvero onorato di finire sul vostro blog!!

 Per visitare il sito della Les Flâneurs vai su: www.lesflaneursedizioni.it

Intervista a cura di Maddalena Costa

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